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Ogni tanto, nella nostra vita lavorativa e creativa, capita di incrociare il passo con delle nuove sfide.

A volte sono stimolanti, altre spaventose. Nella maggior parte dei casi, sono entrambe le cose. Un anno fa, il settore dell’abbigliamento rappresentava uno dei tanti settori attraverso i quali interfacciarsi lavorativamente; vendere una confezione di Korn Flakes, vendere uno smartphone, vendere un’applicazione, vendere moda. In ogni caso, si è sempre trattato di vendere prodotto, ovvero capire il target di riferimento e veicolare la comunicazione visiva ed interattiva di un Brand con i suoi interlocutori, ed in relazione ai suoi competitors.

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Nei primi mesi dell’Ottobre del 2013, però, sono stato arruolato a pieno regime – e a tempo pieno, n.d.r. – da un nuovo Brand di abbigliamento Italiano, come Direttore Artistico. Trattandosi di una nuova azienda, si è cominciato con poche figure professionali, che ricoprivano un pò tutti i campi che potevano competere loro. Così, mi sono trovato non solo a dirigere il comparto visivo dell’azienda, ma a produrlo e, letteralmente, a realizzarlo. E così, ora che questa esperienza sta diventando a tutti gli effetti la mia occupazione principale, mi rendo conto di quanto ho lasciato indietro per mancanza di tempo la ricerca, l’insegnamento digitale, e la sperimentazione. O meglio, la sperimentazione c’è sempre stata, fa parte del mio modo di lavorare. Ma non ho avuto più modo di condividere con voi, il mio pubblico, tutte queste grandi novità e interessanti riflessioni.

Quindi, eccomi qua a mostrare qualche pagina e scatto del LookBook per la stagione Primavera / Estate 2015 di questo Brand (del quale per eleganza eviterò di fare direttamente il nome..), per andare a capire le motivazioni tecniche ed i processi di realizzazione legate alle immagini di moda, e, in particolare, per la moda maschile destinata ad un consumatore particolare.

Male Fashion Trend Image featuring Civico 76 Garments from Lookbook Fall Winter Spring Summer by Pietro Mingotti Art Director

Image from SS15 Lookbook #02

Male Fashion Trend Image featuring Civico 76 Garments from Lookbook Fall Winter Spring Summer by Pietro Mingotti Art Director

Image from SS15 Lookbook #01

Male Fashion Trend Image featuring Civico 76 Garments from Lookbook Fall Winter Spring Summer by Pietro Mingotti Art Director

SS15 Lookbook page

 


Cap. 1 #Start it Up!!

Come in ogni nuova esperienza, la parola d’ordine è Ricerca. Certo, la strategia migliore per il lancio di un Brand che realizza prodotti dei quali il mercato è relativamente saturo, è quella di allinearsi ai competitor con un target in comune, cercando di offrire quello in cui che gli altri si dimostrano più o meno lacunosi. E’ anche vero, però, che nessun mercato è volubile come quello dell’abbigliamento, e che da che mondo e mondo, la gente dovrà sempre vestirsi. Quindi da che parte stare? Lanciare qualcosa di nuovo a livello di prodotto e di comunicazione? Offrire qualcosa di pre esistente ma su di un price tag molto più allettante?

Tutto, secondo me, parte dal target. Ogni categoria di consumatore ha il suo linguaggio, veicolo comunicativo, prezzo e identità di prodotto preferita. In questo caso si è trattato di andare a comprendere il range di diffusione intesa, unitamente ai budget aziendali, per capire quale tipo di rappresentazione visiva avesse potuto funzionare meglio. E qui arrivano i primi dolori.

logo mockup card 1

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 Cap. 2 #Make it work!

Qui arrivano i primi dolorini. Niente di eccezionale. Semplicemente ci si ritrova a dover realizzare, da capo a piedi, una serie di shooting fotografici, con annessi e connessi di – ricerca MUA e parrucchieri (within il budget previsto), model scouting (within il budget previsto), location scoutin (within il budget previsto e con la disponibilità di date concordante con le necessità aziendali), l’organizzazione ed il noleggio di veicoli da trasporto pesante per l’attrezzatura. Molto facilmente vi ritroverete ad over organizzare lo shooting fotografico sia del lookbook che del catalogo, diciamo, per dire, di una collezione che conta circa un centinaio di capi differenti, esclusi gli accessori, con tre modelli da tenere in riga, un truccatore isterico, un parrucchiere che sparisce quando ne hai bisogno, gli assistenti un pò spaesati…ed il contagiri su quanti scatti fai. Si perchè ogni scatto in più sono ore buttate via in post produzione a seguire. Ah, ovviamente dovrete anche avere il tempo (ed il modo) di girare del video per una eventuale campagna o del materiale social. Ottimo. Se mi avessero detto tre anni fa che il mio futuro sarebbe stato questo, ci avrei messo la firma. Quello che probabilmente non mi avrebbero detto è che, per necessità di budget, dovete riuscire a fare tutto questo in 8 ore. Si perchè la location si paga a giornata, e l’azienda non è disposta ad accollarsi una spesa raddoppiata sulla base del fatto che non siete Iron Man, e che normalmente per fare questo genere di cose si spendono molti più soldi, con molta più forza lavoro, e in molte più location. Ma tant’è, se start-up deve essere, che start-up sia.

 

Nel frattempo, ricordate che dovete già aver stretto accordi con le varie tipografie per valutare come stampare e su che supporti realizzare questo tipo di organizzazione mediale dei contenuti relativi alla collezione. Non vi basta ancora? Ricordate di aver già preparato un business plan per l’azienda con un bilancio dei profitti e delle perdite a fronte della creazione di campagne pubblicitarie sia sulla carta stampata, che sul web, che attraverso i vari influencer e blogger che la medialità 2.0 ci offre.

Potrei davvero andare avanti ore a scrivere tutto quello che c’è da fare quando “ah tu sei quello che fa le foto”. Ma preferisco non spaventarvi.

Male Fashion Trend Image featuring Civico 76 Garments from Lookbook Fall Winter Spring Summer by Pietro Mingotti Art Director

SS15 Lookbook page


 Cap. 3 #Slow down.

C’è poco da fare. Succederà. Non serve irrigidirsi; è come morire. Quando deve succedere, succede. E la cosa va accettata con karmica e poetica leggerezza. Il vostro amministratore delegato, o il proprietario dell’azienda, dopo che avrete finito di editare in tempo l’ultima pagina del vostro lavoro d’editoria, dopo che avrete concluso tutti gli accordi, mandato i preventivi da firmare (accettati preventivamente, appunto), dopo che avrete rinunciato a ore di sonno, di sesso, di svago e altrettante ore normalmente dedicate al gabinetto… vi informerà che no, non va bene, bisogna spendere meno. Ne succederanno di tutti i colori. Succederà che il vostro impaginato, con un filo logico fondamentale tra le varie pagine, venga brutalmente assassinato con l’asportazione casuale di metà delle pagine (a fronte di un risparmio di poche centinaia di euro..), succederà che avrete grandi idee sul come veicolare la comunicazione attraverso campagne adwords miratissime ed un uso dei social network che neanche il principe delle tenebre sarebbe stato in grado, succederà che volete girare un video pubblicitario epico, da far impallidire Sir Giorgio Armani. Ma succederà anche che non ci sarà tempo, non ci sarà budget, non ci sarà voglia di investire in azienda, ci saranno conflitti intestini che vi porteranno a produrre contenuti che voi giudicherete mediocri, perchè coscienti di quanto meglio potreste fare se lavoraste a condizioni umane.

Questo è quello che succederà; e se vi succederà, sarà un momento molto importante nella vostra crescita professionale. Perchè vi troverete di fronte ad un bivio. Mangiare, fare il possibile, e sapere che avrete uno stipendio a fine mese. Oppure andarvene, dicendo che volete lavorare per una “azienda seria” e non in questo modo. Quello che purtroppo non realizzerete, è che molto spesso le aziende più sono “serie”, e più vivono di questo modo di far funzionare i loro meccanismi interni. Più si alza la posta in gioco, meno c’è da essere creativi ed innovatori. C’è solo da far funzionare la macchina di qualcun altro, al minor prezzo possibile. Ed è anche questo quello che deve saper fare un valido professionista.

Top Model Emma dalla Benetta lies down, beauty sexy shot

Skin

Francesca Lukasik top model sexy back posing, roberta michelle hunzicker style

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 Cap. 4 #Do your VERY best. And swallow harder.

Devo ammettere che dopo il primo annoi di lavoro con il “brand misterioso”, ero piuttosto avvelenato con tutto questo ambiente in generale. Ovviamente, con il senno di poi, si capiscono due o tre cose sull’esperienza che si matura, in qualsiasi ambiente. Posso riportare a voi le mie di esperienze, sperando che possano essere utili a qualcuno.

  • Per cominciare, se si vuole sviluppare visivo d’avanguardia, se si vuole vedere la propria pubblicità in televisione, etc etc… bisogna lavorare in un’agenzia. E tantissimi auguri con l’avere un contratto a tempo inditerminato o uno stipendio. Farete la fame, lavorerete ugualmente ad orari e ritmi impossibili, ingestibili, per il semplice motivo che siete carne da macello. Questo vale per tutti, specialmente in un paese come l’Italia, quando ci si affaccia in un nuovo settore. Gli anni ’80 e ’90 ci hanno insegnato che saremmo stati dei grandi professionisti con attico a Manhattan, macchinone e stipendio a quattrozeri. Il web 2.0 ha corroborato questa tesi facendoci credere di essere protagonisti di qualcosa. Tutto in preparazione di un futuro che non esiste, per il mero e semplice fatto che la vita non funziona così, e che il mondo del lavoro è cambiato. Ah, e anche perchè oggi c’è quel filo di inflazione tra le file dei “creativi” (leggi: qualsiasi azienda ha l’imbarazzo della scelta su chi assumere a costi ridicoli, consapevole del fatto che se ne perde uno, può assumerne un altro in 24 secondi e mezzo.).
  • L’esperienza con questo Brand è stata una fortuna, e continua ad esserlo. Dopo un anno e mezzo ho capito che se qualcosa non funziona, ero io che dovevo darmi una svegliata e fare il mio lavoro, senza lasciare che altre figure professionali creassero interferenza, impedendomi di farlo. Perchè il responsabile creativo sono io, e quello che “viene fuori” alla fine, è comunque mia responsabilità. Bisogna imparare a tirare fuori le palle, scusate il francesismo, e farsi rispettare. Questo vale per le aziende piccole come quelle grandi. Non si fa carriera tanto per il proprio merito esecutivo, ma per il carattere e la capacità di creare indotto. Oggi lavoro con il doppio della passione e con risultati decisamente migliori. E la proprietà ne è decisamente soddisfatta (non che prima non lo fosse, ma tant’è. Diciamo che sono più soddisfatto io).
  • E’ meglio essere a capo di un progetto e vederne magari morire certe parti per mancanza di fondi, capacità o disponibilità di tempo, che essere parte di un grande meccanismo, nel quale ti viene detto “hai sei ore per renderizzare questa rotella. Punto.”. Almeno sarete sempre il cervello dietro l’azione, piuttosto che essere meramente un braccio esecutivo di qualcosa che, nella maggior parte dei casi, non condividerete.

E ora torno al lavoro, che qui c’è sempre, decisamente, TROPPO da fare ;)

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