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Per quanto mi riguarda, quando più di due anni fa mi giunsero all’orecchio le prime voci riguardo il futuro dell’alta definizione, ero decisamente emozionato. Per quel che concerne il mio lavoro, quanto meno. Per me infatti lavorare con l’immagine, sia essa fotografica o in movimento, ha sempre significato campionare delle porzioni della realtà ed usare quel campione come parte di un linguaggio più ampio… . L’idea di poter creare mondi inesistenti, raccontare al mio pubblico o per il mio cliente una storia che non è reperibile nella realtà, se non sotto lo strato del “visibile”, è sempre stato il “focus” del mio lavoro.

Quanto più il campione che posso ottenere è fedele alla sua origine, tanta più versatilità offre al mio lavoro in post produzione.
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Oggigiorno la tecnologia avanza ad una velocità mostruosa, e diciamocelo, buona parte di questo tipo di ritmo d’avanzamento è obsolescenza controllata. I sofisti della teoria del complotto saranno sicuramente appagati da questa visione della storia. Tuttavia, anche se le aziende che ci forniscono gli strumenti avessero già ora quello che ci presenteranno tra 4 anni, onestamente non vedo niente di strano in questo tipo di politica, principalmente per due ragioni. La prima ragione è meramente logistico-esecutiva, ed è qualcosa che si è perpetrato anche ai tempi dell’immagine su pellicola, nei suoi svariatissimi formati che hanno preceduto e seguito i più famosi Betacam e VHS. In altre parole, se oggi Canon, Red e Blackmagic se ne uscissero con la risoluzione 14k con campionamento 444 del colore su fotogrammi RAW lossless, ci sarebbe un enorme problema: i computer in grado di leggere, gestire e processare questo tipo di file sono disponibili? I supporti di registrazione in grado di archiviare anche un solo minuto di questi tipi di formato sono disponibili? E le loro connettività sono disponibili? E i supporti di visione (sia home video, che cinema, che high end) sono disponibili? Ovviamente no. E sarebbe necessario un allineamento di mercato contemporaneo che lascerebbe l’intera linea di vendita all’asciutto per anni. Quindi alla fine si tratta di una corretta e sana politica aziendale. La seconda ragione riguarda sempre una corretta e sana gestione del business plan delle aziende, ed è la seguente.

Se io, Red, ti vendo oggi una videocamera che ho appena messo a punto, in grado di spazzare via la concorrenza (poi voglio vedere con i price tag come ce la caviamo, comunque), ponendo che io riesca a venderti il prodotto visto e considerato quanto detto sopra…. poi per i successivi 5/6 anni di ricerca e sviluppo, cosa ti vendo? Barzellette? Aggiorno i firmware?

Vedete dunque che già la prima lamentela tipica che leggo sui forum di mezzo pianeta relativa alle varie teorie del complotto e alle aziende “cattive”, crolla miseramente su se stessa dietro alle chiacchiere da bar. Il discorso, in realtà, è più semplice di quanto sembri, ed un professionista è in grado di capirlo; diversamente, un consumatore occasionale od un appassionato che vogliono semplicemente l’ultimo attrezzo tecnologico per “mostrare chi ce l’ha più grande” su vimeo o al dannato “Sun Dance Festival”, continuerà a lamentarsi – non si sa bene di cosa – .

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Ed in effetti non si sa davvero bene di cosa l’utente medio dei forum più seguiti in termini di film making si stia lamentando, perchè per ogni singola porzione del vasto argomento “4k”, pare ci sia qualcosa del quale lamentarsi. E qui i più maliziosi faranno orecchio da mercante, e penseranno “so dove vuoi arrivare”, ma onestamente sto solo cercando di analizzare i fatti.

Un’altra delle più grosse lamentele che sento in giro da più di qualche tempo (per continuare sull’impostazione de “la volpe e l’uva”) è la seguente: “Ma a cosa servono tutti questi pixel? Che ve ne fate di tutta questa risoluzione? Siete solo dei geek fissati ad avere l’ultimo modello, i film migliori si fanno con una scatola di cartone con un buco sopra e della pellicola fatta in casa (bla bla bla)…”.

Una risposta rapida potrebbe essere, restando sul versante psicologia da bar, che i computer geek sono loro, e che sentono minacciati i loro progetti amatoriali dall’arrivo di attrezzature che non si possono permettere, per il semplice motivo che sono loro a considerare che la qualità di un progetto, sullo spettatore, impatti maggiormente per la definizione dell’immagine. Ma dato che questo è un blog tecnico, e visto che non si finisce mai di imparare, provo a fare qualche ragionamento che forse il nostro lettore “anti 4k” ignora. O semplicemente preferisce non considerare.

Primo Punto

Come già chiaro dal modo con cui ho iniziato questo post, per molte persone un livello moltiplicato di dettaglio può essere inutile, o ancora peggio può essere dannoso. Va benissimo. Continueranno sicuramente a produrre videocamera a risoluzione HD, e anche quando esse non ci saranno più, esisterà come esiste già adesso una scelta di crop della risoluzione di ripresa. Period. Per quanto riguarda me, per come lavoro e per il tipo di cose che faccio, un aumento di risoluzione e la possibilità di avere la flessibilità del RAW ( e ribadisco, sto parlando di flessibilità, non di “riprendo a caso perchè tanto ho il RAW” ) non possono che giovare immensamente alla mia produzione. E questo non perchè, come si potrebbe pensare in modo un pò miope, potrò finalmente vedere i punti neri della mia modella; sarà una cosa meravigliosa per il semplice fatto che potrò sperimentare cose nuove, scoprire inquadrature che prima in un progetto erano mute e che ora mi danno la possibilità di evidenziare dettagli, luci e sfumature che prima erano perse tra un pixel e l’altro, tra l’interpolazione e le varie interpretazioni del mio sensore.

 

Secondo Punto

– anche detto “un amico mi ha aperto gli occhi”

C’è una cosa che non è poi così conosciuta nell’ambito della direzione della fotografia e più in generale della regia. Si chiama downsampling. Ovviamente sappiamo tutti, o per lo meno siamo in grado di immaginare, che downsampling sta per un processo di ricampionamento che tende a ridurre la risoluzione del nostro file, ma è il modo attraverso il quale questo processo opera, ad offrire dei vantaggi non trascurabili; e solo per citarne alcuni, come qualcuno saprà già provenendo dal campo della fotografia, una significativa riduzione del rapporto segnale-rumore a vantaggio del primo (ergo una riduzione del rumore digitale), una maggior stabilità del rapporto colore-chiaroscuro, ed ovviamente l’abbattimento del peso di un filmato 4k. Conclusione? Se il vostro cliente vi chiede solo prodotti fullhd perchè per ora la “gente” conosce solo il fullhd, non dite che il 4k non vi serve a niente. Quando si espone pubblicamente la propria ignoranza su certi “dettagli”, sarebbe consigliabile almeno farsi un giro su google prima.

 

Terzo Punto

Derivato diretto del punto precedente, si chiama “Crop Factor”. O meglio, si chiama versatilità. In altre parole, avete bisogno di creare un secondo campo per la vostra intervista, e non volete utilizzare sempre le stesse lunghezze focali, avrete la possibilità di ottenere closeup in FullHd semplicemente croppando la ripresa. Easy as Pancake.

Quarto Punto

Chiamato anche Future Proof. E’ verissmo, i televisori 4k non hanno ancora cominciato a diffondersi, sono pochissimi e quasi introvabili i media in 4k da riprodurre su questi schermi, che sono molto costosi attualmente (ma anche no, se consideriamo che fino a 3 anni fa un televisore più piccolo e con risoluzione fullhd costava il doppio rispetto a questa bestia di Sony http://www.hjemmekino.no/picturedb/PID3890_S1920x1080_KD-65X9005_FHD_5.jpg )… tuttavia, come è successo ad ogni roundup tecnlogico riguardo al multimedia, tra non molto questo passaggio al 4k troverà spazio, e allora sarà veramente piacevole continuare a lustrare le candele di ottime videocamere hd, ma già vedo tutto i DOP e tecnici vari cominciare a soffrire nel vedere i loro colleghi più aggiornai creare contenuti di cui loro non sono capaci (e sottolineo, non perchè l’alta definizione dia automaticamente un risultato migliore, ma perchè offre nuove possibilità.) . Già sento un ronzio nelle mie orecchie fatto di farsi come “si, dicevano così anche del 3D e invece poi è stato un flop”. Personalmente non ho mai scommesso un centesimo sul 3D. E’ una tecnologia ancora troppo sconosciuta, che richiede metodi di gestione e produzione talmente complessi e costosi, che ha trovato la sua diffusione solo in campo blockbuster cinematografico. E’ un tipo di prodotto diverso, da Luna Park (alias quello che sono diventati i Cinema oggi..), non confondiamo la scienza dell’immagine con dei meri giochi di prestigio.

La lista potrebbe andare avanti (e andrà avanti), ma adesso devo rimettermi a lavorare.

Io credo che la cosa si risolva molto semplicemente nel fatto che chi sottolinea certi problemi, essenzialmente, sia in cerca di un momento di mera popolarità, di essere quello “non mainstream”, quello che fa partire la catena delle “pointless lame” per poter poi dire “l’avevo detto fin da subito che….”. Salvo poi scattarsi una foto davanti allo specchio del cesso, con i capelli che brillano in 4k illuminati dal neon della loro piantana, con una nuova fiammante BCC che qualcuno ha svenduto, incazzato per i problemi di produzione che questa “cinepresa” ha subito.

Che dire, dite la vostra, mandatemi a quel paese, fate un pò come vi pare.. ma fatelo sempre in alta definizione e con gusto!

 

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