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L’Eurovision festival si è concluso sabato scorso, eleggendo a vincitrice di quest’anno la cantante Conchita Wurst. Per chi, come me, non fosse avvezzo di icone gay o comunque non seguisse questo festival di grande successo e impatto che trova ogni anno milioni di spettatori, cercherò di fare un piccolo riassunto del personaggio del quale stiamo parlando:

A causa della discriminazione nei confronti di Tom nella sua adolescenza, ha creato Conchita. La donna barbuta, come una dichiarazione. Una dichiarazione per la tolleranza e l’accettazione, in quanto non si tratta di apparenze; è qualcosa che riguarda l’essere umano. Tutti dovrebbero vivere le loro vite COME vogliono, purché nessuno faccia del male al prossimo o lo limitati nel suo modo di vivere.’

(tradotto brutalmente dal sito internet ufficiale)

– compare nel casting per lo spettacolo “La grande occasione” del 2011
– E’ tra i concorrenti nazionali del 2012 al CES
– E’ rappresentante ufficiale dell’Austria e vincitrice del CES 2014

 

Erano ormai settimane, per non dire mesi, che gradualmente ho visto le bacheche facebook e twitter dei miei amici riempirsi, dapprima in modo scostante e sporadico, poi con sempre più decisione, di post, video e dediche relative a questa cantante. Non ci ho fatto molto caso, per il semplice motivo che ero molto preso dal mio lavoro, ma anche perchè obiettivamente non ho mai seguito una singola edizione del CES; non sono mai stato un gran patito di questo tipo di spettacoli, sono semplicemente una persona più avvezza al cinema, quando si tratta di gestire il proprio tempo libero. Inoltre, normalmente, quando c’è qualcosa di particolarmente interessante, ed infatti è questo il caso, ci pensa il buzz della rete a portare ai miei orecchi qualche artista o qualche evento, anche nei mesi successivi allo svolgersi della manifestazione. Ricordiamoci che sono pur sempre un pubblicitario e mi occupo di comunicazione, per cui analizzo normalmente anche le cose che non sono per me particolarmente interessanti; è fondamentale essere aggiornati su ciò che piace al pubblico, capirne i meccanismi, e seguire di conseguenza il mercato. Mercato; la parolaccia malvagia che attirerà le ire (che già sono abbastanza diffuse) dell’intera comunità gay che mi è vicina. Com’è strana questa cosa, vero? Eppure dovrebbe essere perfettamente intellegibile, specialmente da persone dotate e sveglie. Che si tratti di Conchita Wurst, Lady GaGa, Cher, Madonna, Celine Dion, David Bowie, Freddy Mercury (…), si tratta di riempire un’arena. Certo, si tratta anche e soprattutto di musica, di arte e di sentimenti. Ma come potrebbero mai questi bei sentimenti diffondersi, farsi conoscere e sopratutto avere le risorse finanziarie necessarie a mantenere l’arte stessa? Purtroppo la maggioranza delle persone pensa che incidere un disco si tratti di divertimento, chiudersi in una stanza tra amici e fare l’amore con la propria anima. Invece, nella maggior parte dei casi, si tratta di settimane interminabili di accordi tra legali, visite a svariati notai, agenzie di comunicazione, carrellate di produttori e soprattutto un’attento studio del target. E va benissimo che la maggior parte delle persone non si renda conto di questi meccanismi; se ne fossero al corrente, smetterebbero di comprare, non andrebbero ai concerti sbracciandosi mentre si sentono parte di un gruppo, e, last but not least, io non avrei più un lavoro ;) Dunque ben vengano gli artisti in grado di veicolare il maggior numero di persone verso l’acquisto dei multimedia e verso le occasioni di riunione sociale; è ciò che fa circolare i soldi nel mercato, ed è ciò che ci rende, in fondo, esseri umani.

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Quello che voglio analizzare in questo articolo è un altro aspetto relativo al marketing, ovvero la forza che possono avere queste strategie su determinati gruppi di persone.

E’ una lezione vecchia, trita e ritrita, ma che resta sempre attuale: le minoranze etniche, sociali, religiose e culturali sono le più facilmente influenzabili, e le più disposte a pagare qualsiasi prezzo per veder riconosciuti i propri statuti e percepire l’esistenza di un rappresentante, di un senso di appartenenza. E oggi analizzerò proprio uno dei gruppi sociali più flagellati da questa, a mio modesto parere, triste condizione di servilismo intellettuale verso una speciale categoria merceologica nell’industria dei Brand e dei servizi: le PopStar. Ed è in credibile come ancora solo i mondi legati al palcoscenico e alla “caciara” siano gli unici a sembrare essenziali per questa categoria culturale, che è quella dei gruppi sociali discriminati per le loro abitudini sessuali e relazionali.

Premettendo che questo discorso non verrà trattato dall’esterno, morbidamente seduti su una poltrona di velluto, ma direttamente dall’interno del gruppo sociale, voglio anche chiarire un’altra cosa. Non sono mai stato un anti gay-icon. Una delle mie artiste preferite è Lady GaGa, mi piace moltissimo il suo stile (specialmente visivo, più che musicale) e sono stato ad un passo dallo spendere 120 € per assistere ad un suo concerto. E non voglio neanche aprire l’annoso (ma interessante) capitolo del “come siamo passati da Madonna – icona della bellezza+donna fatale+ragazza trasgressiva+dancefloor freak – a Lady GaGa – siate belli dentro, l’amore al centro della bellezza, l’alta moda come simbolo del transessualismo -” e via dicendo. Il punto che mi preme sottolineare è: se domani venisse da me una persona a dirmi “guarda che Lady GaGa è così pro-omosessualità e sensibile verso i ragazzini che subiscono il bullismo etc etc, è solo per vendere di più” io risponderei: “lo so. E non solo stimo lei ed i suoi produttori per l’ottima strategia di marketing, ma ti dirò di più; essere a conoscenza del trucco del prestigiatore, francamente non mi toglie la voglia di rilassarmi e godermi la musica, il divertimento, il senso di appartenenza con i miei amici che ballano al mio fianco. E’ bello. Ed è esattamente come al cinema. Non smetti di guardare un film solo perchè sei al corrente che l’Alien di Ridley Scott è di gomma, e non spegni la televisione solo perchè ti rendi conto che è una telecamera a mostrarti Jack Nicholson a sfondare con un’ascia la porta della stanza da bagno in Shining.”. A me oggi è successa una cosa molto diversa.

Su Facebook, una persona che ritengo un conoscente molto interessante, che condivide molti interessi comune, che reputo intelligente e che progettavo di conoscere dal vivo, scrive sulla sua bacheca:

una PERSONA con capelli lunghi e barba farà per i diritti delle PERSONE in Italia più di quello che una vagonata di FROCI (e FROCI è voluto) ha fatto in oltre mezzo secolo.

Al che mi sono detto “accidenti, qui mi sono perso qualcosa di interessante! Cerchiamo di capirne di più!” E segue una parte del nostro scambio:

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A tal punto ho sottolineato che non vedevo la ragione di tanta aggressività da parte dell’utente “intromesso”, e neanche di tanta distanza e freddezza da parte del mio amico. Ho specificato, come all’inizio di questo articolo che

Io non so come tu possa avere chiaro il mio punto di vista, dal momento che sto ancora cercando di capire di cosa stiamo parlando… cercavo solo di capire se c’era un dietro le quinte che non conoscevo, cazzo ne so, qualche trascorso social-antropologico particolarmente forte che rendesse questo personaggio qualcosa di “life changing” per i diritti delle persone in Italia, come hai scritto… però se deve diventare una flame war con i little monsters di Conchita Wurst, ne esco volentieri e in fretta; E prima di uscirne, puntualizzerei al tuo amico xxx che io ho semplicemente CHIESTO una delucidazione agli esperti. Il tuo post mi aveva interessato, e tu sei una persona interessante, quindi pensavo di conoscere qualcosa di più chiedendoti a cosa ti riferissi. Ma parlando di froci italiani, sappiamo tutti quanto si infiammino facilmente senza alcun motivo. Ciao

Pietro Mingotti

 

Boom. Nessuna risposta. Anzi, una chiusura ancora più categorica, eseguita citando un mio precedente post che recitava “a me Conchita Wurst ormai ha già rotto le palle”; post per nulla legato ad un mio sentimento negativo verso la cantante, ma verso l’infestazione della bacheca di sue immagini. Motivo che mi aveva infatti spinto a documentarmi sul perchè di tutto questo buzz. Ma non c’è stato verso, e anzi, siamo scivolati verso l’emarginazione legata al fatto che sono “giovane” e di conseguenza, cretino. E’ una prassi piuttosto diffusa, purtroppo, all’interno del microcosmo culturale gay. Un’altro gruppo culturale è quello dei “bears”, un gruppo culturale che scardina la triste emarginazione delle persone sovrappeso, facendo diventare di ciò che la società considera un difetto, una feature. Il che è bello, sano e geniale. Peccato che il rovescio della medaglia sia che se sei magro, sei automaticamente uno sfigato da emarginare e deridere, ma questa è un’altra storia.

Documentandomi da solo, a quel punto, scopro alcuni indizi. Tanto per cominciare che l’agghiacciante “governo” Putin aveva tentato di sabotare la presenza della cantante all CES, tentando di perpetrare le sue politiche criminali e terroristiche anche all’intero del festival; e ovviamente, non solo non c’è riuscito, ma è stata forse la miccia vincente per rendere famoso il personaggio di Conchita. Poi appunto ho letto della successiva politica di Conchita, la politica dell’amore, dell’inclusione, del “I’m beautiful in my way, ’cause God makes no mistakes, I’m on the right track baby I was born this way”… ricorda niente? Dunque mi è chiaro il motivo di tutto questo attaccamento isterico al personaggio. Non lo condivido, pur essendo io omosessuale, ma lo comprendo. Comprendo che sia più facile difendere ciecamente le proprie illusioni inclusive, anche a costo di rendersi ridicoli, piuttosto che dire a chi ti sta chiedendo una informazione “guarda, è successo da qua fin qua, capisci?”. Sarei stato contento anche io di gioire della vittoria del MESSAGGIO di Conchita, messaggio nel quale per forza di cose crediamo tutti noi portatori sani di buonsenso (un pò come i messaggi cardine del Cristianesimo; facile fare proseliti, quando predichi il semplice buonsenso).

A cosa può servire questa esperienza? So che molti dei lettori staranno pensando che i soggetti che mi hanno risposto in quel modo siano alquanto ottusi, ma vi posso assicurare che il “mio amico” è una persona di tutto rispetto e molto intelligente. Questa lezione ci insegna che non v’è target più influenzabile, più facilmente comprabile e più fedele, di un target assetato del prodotto. Andare dalla popolazione GLBT, specialmente in paesi con politiche oppressive e denigranti come l’Italia, e proporre una coccola, una protezione e l’offerta ad entrare a far parte in gruppo forte, esclusivo e che dice “tsè, io me ne frego di voi poveracci ottusi”, è la chiave per vendere qualsiasi prodotto. E si sa che, in qualsiasi campo, è fondamentale trovare il punto debole del target, e gestire la linea dialogica della comunicazione sul gioco dello specchio.

Io sono (gay) come te, io sono (oppresso) come te. Tuttavia tu devi lavorare, pagare le bollette, andare a trovare i genitori anziani, e lottare per i tuoi diritti è quasi utopico, non da risultati. Lo faccio io per te, nel mondo dello spettacolo. Io sono il te che lotta, io sono il te che vince, e soprattutto sono il te al quale tutti applaudono e al quale tutti vogliono bene. TU sei ME, il protagonista. Ora hai bisogno di me per continuare a sentire questo sollievo.

Citerei un’altro amico a supporto delle tesi qui sopra esposte:

”Questa notte è dedicata a chi crede in un futuro di pace e libertà” Questo ha detto Conchita Wurst ieri sera alzando la coppa, quando è stata consacrata dall’Europa come la vincitrice dell’Eurovision Song Contest. (…) Mi sento di ringraziarvi perchè penso di essere stato uno dei primi a scoprirla e averla fatta conoscere a molti di voi che hanno potuto apprezzarla sia dal punto di vista artistico che quello umano! Grazie per tutte le nuove iscrizioni nella pagina italiana che ho fondato! Conchita non ha vinto perchè è una drag o perchè porta la barba (rosica meno cara Emma), lei ha vinto perchè ha sempre creduto nel messaggio che voleva trasmettere, ha vinto per la sua voce, il suo carisma, la sua personalità…tutte qualità che non ho visto in moltissimi partecipanti. Lei ha vinto perchè c’ha messo il cuore e ha stretto i denti per andare avanti, si è rialzata nonostante una delle più grandi potenze europee avesse cercato di escluderla (Russia FLOP). Grazie Conchita per il messaggio che hai portato ieri sera su quel palco e grazie per aver sempre dimostrato una grande ammirazione per i miei disegno, per me significa moltissimo!! Thomas rappresenta un po’ tanti ragazzi e ragazze emarginati, che si nascondono per ciò che provano e per il loro essere semplicemente se stessi, ma Conchita rappresenta ciò che mi auguro succeda per questi ragazzi, la rinascita dalla proprie cenere più forti di prima, come una fenice. Quella coppa ieri sera l’abbiamo alzata anche noi!

A quel punto non solo si avrà l’affezione la fedeltà e soprattutto l’affidabilità di un pubblico che cercherà di fare proseliti per te (nel quale si identifica), al fine di rendere il gruppo, la sua famiglia intellettuale, più grande e forte, ma gli esclusi dal gruppo vorranno farne parte (meglio comprare un disco che non ci piace piuttosto che essere lo zimbello della città).

Dunque, in conclusione, non posso che fare i complimenti a Conchita, a rallegrarmi per la sua vittoria, e sopratutto essere felice del fatto che tante persone omosessuali nel mondo possano sentirsi meno sole, meno tristi e un pò più forti. Certo, qui è la razionalità a parlare. Ma se devo essere proprio onesto, ogni volta che vedo reazioni del genere, in quanto omosessuale mi sento un pò più solo, un pò più ghettizzato, un pò più isolato e retrocesso ulteriormente, all’intero di un mondo mediatico che mi accetta, si, ma soltanto fino a quando lo farò divertire con la mia barba ed i miei capelli lunghi.

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