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EDIT: ANCHE NOTO COME- Il post a causa del quale sono stato ELIMINATO da una comunità pubblica per aver involontariamente ferito l’Ego di persone veramente imbarazzanti

In ogni comunità, fin dall’alba dei tempi, si profilano diversi tipi di persone, figure, identità e situazioni diverse.

La nascita del web 2.0 ed in generale l’apertura del mercato consumer nell’ambito della tecnologia ad uso creativo (dal mondo fotografico, al mondo della ripresa, alla grafica, al web design… etc etc) hanno fatto si che nascesse un meraviglioso fenomeno: la creazione di comunità virtuali. Personalmente trovo questa realtà una delle cose più belle che il web 2.0 ci abbia “regalato” ed è anche il motivo per il quale realizzo, quando mi è possibile, tutorial e cerco di condividere il mio sapere il più possibile con chi ne abbisogna. Questo per due motivi sostanziali:

 

  • Credo che proprio questa realtà liquida di internet ci dia accesso al fare del bene al prossimo, all’aiutare, al risolvere problemi, ed il tutto a costo zero. Molto più interessante e formativo delle varie donazioni pro bono, poco ma sicuro.
  • Non credo che sia il “knowledge sharing” l’epitaffio che sta scritto sulla tomba di quei professionisti che si vedono scalzati da determinati “non professionisti” (e uso il virgolettato perchè ci sarebbe da aprire un capitolo su chi e cosa sia, oggi, un professionista, e soprattutto da quale punto di vista ed in quale ambito).

Non tutti la pensiamo così, però; e questo mi può anche andare bene. C’è chi del web 2.0 e dell’essere un professionista, in comunità dove la stragrande maggioranza dell’utenza è dilettantistica (ove questa definizione non sta a classificare una categoria di serie A e una di serie B), ha fatto il parco giochi personale del proprio ego (spesso, non a ragione, ipertrofico). Ma anche questo fa parte del gioco, e nel momento in cui si decide di tentare di fare del proprio meglio, nei ritagli di tempo, per migliorare l’esperienza ed il lavoro degli altri utenti, si sa a priori che ci si scontrerà con chi considera il web il proprio personal playground.

Molte volte in queste comunità, e chi legge, se è un collega od un amatore lo saprà meglio di me, le informazioni postate, il “subject”, il thread, il topic, chiamatelo come volete, viene completamente ignorato da una buona percentuale degli utenti connessi, i quali hanno bisogno soltanto di una cosa: partecipare. Di più, ognuno di noi ha bisogno di spiccare, di distinguersi; ognuno auspica di essere visto dalla comunità come quello che ha avuto l’idea più smart, il commento meno mainstream, e via discorrendo.. La cosa triste, è che molto spesso tutto ciò non va solo a discapito dell’informazione e della discussione costruttiva, ma la fame di approvazione (o a volte semplicemente la cafoneria, tutta italiana, di collegarsi ad un computer solo per vomitare addosso al prossimo la propria “brutta giornata”, perché c’è poco da fare, noi Italiani viviamo ancora il web come una sorta di grosso passatempo videoludico, senza accorgerci che è diventato nel frattempo, nel resto del pianeta, un paradigma semantico alternativo al contatto umano diretto, ma non per questo meno reale) fa si che si venga indiscriminatamente attaccati.

Dopo questo interminabile cappello, vi racconto la mia esperienza recente. Tempo fa, quando aggiornai DaVinci Resolve (software di fama mondiale per quanto riguarda la Color Correction, il Color Grading e di recente anche per l’editing ed il titling di contenuti audiovisivi), fui mio malgrado testimone di un bug piuttosto fastidioso (leggasi importante) che affliggeva la release. Prontamente ho contattato l’assistenza clienti di Blackmagic Design, dal momento che io i software li PAGO, e li pago danaro sonante. L’assistenza si rilevò estremamente lacunosa e sopratutto poco collaborativa, ma per i contenuti vi lascio al video che trovate qua sotto. In poche parole, dovetti trovare un workaround al bug per conto mio, ed una volta trovato, ho pensato di avvertire sulle due community che seguo su facebook gli altri colleghi o appassionati. L’intento era questo: “avete anche voi questo problema? Potete aggirarlo in questa maniera.”

A voi il video


 

 
Come avete avuto modo di sentire, nessuna contestazione al software in se, ma relativo al modo in cui si sviluppano le build al giorno d’oggi, ed un chiaro attacco al supporto clienti di Blackmagic Design.
Poi ieri me ne capita una nuova: aggiorno a Final Cut Pro X 10.2 e… sentite un po’ che è successo.

 
 Insomma, in poche parole, due belle seccature. Niente di nuovo, comunque. Si sa che fino a 10 anni fa i software venivano testati e ri testati (entrando, come accade oggi per altre categorie di elettronica e software di consumo, prima in beta, poi in fase gold…etc etc) ; oggi ci troviamo di fronte a software house che rilasciano aggiornamenti sommari, usano il feedback degli utenti (risparmiando enormemente sul loro organico) e patchano ogni mese le applicazioni. Al di là della diegetica che potremmo costruire sul come non sia giusto questo tipo di atteggiamento, non è questo che mi preme. Io credo che di fronte a queste situazioni noi “utenti” dovremmo far fronte aiutandoci l’un l’altro, e per questo mi sono permesso di condividere questo video su due pagine che seguo molto. Una è quella di un bravo e onesto commerciante di materiale per il filmaking, e una un gruppo di utenti che usano prodotti .
Quello che mi ha sorpreso di più, è stato che solo pochissimi utenti hanno risposto “grazie, ci starò attento”. Certo, uno non deve per forza ringraziare, può anche non commentare niente. Ma la stragrande maggioranza ha usato il video come pretesto per farmi notare (e se l’avesse fatto uno solo, viva Dio, non sarebbe un problema, al di la del fatto che il subject del mio video non era “ho perso la libreria” ma “attenzione il software ha un bug”) come io mi fossi comportato in modo poco professionale nel gestire la cosa ed i miei files. Ma ancora, questo non mi ha né sorpreso, né spostato. Ognuno aveva bisogno di far vedere agli altri quanto “ne sa”, per quanto fosse totalmente off topic.

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Ma la cosa peggiore, è arrivata quando Mr. Campione nome censurato per accogliere la necessità dell’utente che il suo pensiero non sia reso pubblico…(e non ho intenzione di censurare il suo nome non per “sputtanarlo”, ma meramente perchè la cosa siede pubblicamente su facebook, a suo nome) ha iniziato ad inveire contro di me come di seguito:

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Io personalmente rimasi molto offeso e basito da questo comportamento. Non tanto per l’atteggiamento poco corretto (e delirante) in sé, ma per il fatto che questo tipo di aggressione arrivasse proprio da lui. Per chi di voi non lo conoscesse (io non lo conoscevo assolutamente, ma mi sono documentato un pò prima di rispondergli) trattasi di un professionista che organizza workshop anche abbastanza seguiti; ovvero uno di quelli che io chiamo i “cancri” delle comunità 2.0. E sia ben chiaro, non ho niente contro il Sig. Campione (nome censurato per accogliere la necessità dell’utente che il suo pensiero non sia reso pubblico…) in sé, e non lo reputo un cancro per il bel lavoro che svolge (e qui mi sto prodigando di complimenti alla cieca perchè non ho idea della qualità del servizio che offre, ma a differenza del suddetto, non mi azzardo a metterla in dubbio).
Lo definisco così, perché codeste persone sono avvolte talmente a fondo da un Ego ipertrofico, che la presenza su quello che loro percepiscono come “loro territorio” di coloro che percepiscono, in qualche modo, come “competitor” (dove il Sig. Campione poi può avermi percepito come tale solo sulla base di video condivisi, ergo, veramente una pugnetta da adolescenti), è sufficiente a farli sclerare a tal punto da esibirsi in queste performances di dubbio gusto, che non fanno altro che intasare queste comunità, già di difficile gestione, dei soliti flame war che non portano a nulla di costruttivo.
Inoltre, le dichiarazioni del Sig. Campione sono altamente diffamanti, oltre che veramente sgradevoli.
Ma ciò che mi ha spinto a scrivere questo post, è un discorso di massima che esula da quello che è successo a me da parte di questo Signore (Champion, ribadisco). In ogni forum, in ogni comunità, in ogni categoria di aggruppamento (che sia il filmaking, la fotografia, la grafica, il calcio, l’economia…) ci sono sempre i tre o quattro “Gods” percepiti come tali sulla base del come si presentano con il loro avatar virtuale. Ognuno di questi Cancer Gods si prodiga a dare testimonianza della loro altissima popolarità e professionalità passando il loro tempo ad accrescere la loro fanbase e pubblicando le foto del loro viaggio_in_scozia_pagato_in_business_class_dal_cliente_molto_famoso_ma_del_quale_non_può_rivelare_l’identità. E passano davvero poco tempo a produrre contenuti interessanti.
Il problema di fondo è che poi anche quell’utenza standard e baseline che si ispira a quelli che percepisce come Gods, impara subito una cosa: per essere qualcuno in questo settore, devi essere maleducato, volgare, cafone e sopratutto quando non sai cosa dire, cerca di screditare il prossimo.
La conoscete la storia dei granchi e del secchio?

C’erano un mucchio di granchi messi in un secchio, in spiaggia, al sole. Con il tempo, si resero conto di essere in trappola, e di rischiare di morire arrostiti dal calore. Allora ognuno tentò di uscire dal secchio, ma nessuno voleva rimanere indietro. Inizialmente i granchi cominciarono ad uccidersi tra di loro, per timore di non riuscire ad uscire in tempo dal secchio. Poi i pochi rimasti capirono che il modo migliore, era mettersi tutti uno sopra l’altro, e creare una scala per uscire. In questo modo, da fuori, i granchi usciti riuscirono a scavare una buca sul lato del secchio, e farlo rovesciare. Si salvarono quasi tutti.

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